Quando vediamo qualcosa di realizzato a mano bello, fatto bene, siamo portati ad ammirare la creatività di chi l’ha prodotto. Ma non pensiamo al percorso fatto per arrivare a quell’oggettiva bellezza. Il percorso è fatto di tentativi ed errori. A volte, cercando di aiutare, portiamo i ragazzi a credere che tutto debba essere privo di sbavature, altrimenti non vale la pena farlo, né tantomeno mostrarlo.
Nei miei laboratori di riciclo i giochi prodotti hanno un aspetto “viene come viene”, ed è voluto: quello che conta non è l’oggetto finito, ordinato ed instagrammabile. L’obiettivo è stimolare la creatività e dare importanza al percorso del bambino.
Creatività, gioco ed apprendimento sono strettamente legati e si stimolano a vicenda. La creatività si nutre di immaginazione ed emozioni. Molti elementi la favoriscono: conoscenze, esperienze, gioco, libera esplorazione.
La più grande inibitrice della creatività è la paura.
Soprattutto la paura dell’errore, dell’insuccesso e del giudizio. A volte capita di creare ostacoli senza volerlo, senza nemmeno accorgersi di bloccare la creatività, fornendo suggerimenti pronti spinti dalla voglia di aiutare. Questo non succede sempre, ma succede. Ci sono bambini che si bloccano davanti ad una richiesta di creare liberamente. Ci sono anche ragazzini che cancellano in continuazione, che non sono mai contenti di quanto producono. Lo vedo nei miei laboratori, nelle osservazioni pedagogiche, ma è lo stesso meccanismo che capita spesso anche a casa, sui compiti. Vale la pena di osservare bene le reazioni dei bambini di fronte a quanto si propone.

Io preferisco offrire la possibilità (non l’obbligo) di consultare i materiali imperfetti messi a disposizione e lasciare del tempo, un momento di pausa, di vuoto, per poi chiedere: “Cosa ti viene in mente guardando questo?”, oppure “A me piacciono tantissimo i fiori, qual è la tua cosa preferita?”
Offrire un momento di vuoto non è così semplice, l’istinto porta a dare risposte immediate, ad “aiutare”, ma la soluzione pronta può diventare un ostacolo. Il bambino è portato a seguire il suggerimento, senza sforzarsi di trovare soluzioni, senza pensare, senza provare a buttarsi. In questo modo può inibire la sua creatività.
Anche offrire un esempio troppo perfetto può spegnere la creatività. Il bambino potrebbe confrontare la sua creazione con quella proposta e pensare di non essere abbastanza capace, né all’altezza delle aspettative. Quando offriamo di copiare qualcosa di impeccabile, di realizzare un artefatto in un certo modo (oppure di “farlo meglio”), cosa stiamo comunicando? Quali saranno le aspettative del bambino? Quali le sue reazioni? Si sente stimolato dalla proposta o si sente sminuito?
Se le aspettative di riuscita sono molto alte, si possono tradurre in un comportamento che porta a cancellature continue, perdita di tempo e tendenza al perfezionismo, anche durante i compiti. Forse vale la pena di lasciare liberi i ragazzi, almeno nelle occasioni in cui possono sperimentare senza paura.
Possiamo anche lavorare accanto a loro, per fare da modello, purché non diventi l’occasione per far vedere quanto si è bravi. Io sono fortunata: disegno male, le mie creazioni sono sempre un po’ storticchie. In un laboratorio ludico e creativo, un adulto troppo bravo può essere un problema più che un aiuto: se il modello è perfetto, il bambino non si sente mai all’altezza, e il confronto diventa un altro modo per bloccarsi.
Quando i miei ragazzi vedono i miei disegni, ridono e mi dicono “meglio se faccio io”. Ed è esattamente il punto: un adulto che sbaglia visibilmente dà il permesso di sbagliare anche a loro. Io non devo nemmeno far finta!
Dobbiamo ricordare che quando chiediamo di fare qualcosa “meglio”, di rifare “perché è bruttino”, non alimentiamo la creatività, rischiamo di distruggerla. Oggettivamente ci sono dei contesti in cui è necessario chiedere di rifare, ma non nei miei laboratori. È sempre una questione di obiettivi.
Come reagisce tuo figlio di fronte a un compito? Se si blocca, se cancella in continuazione, se non è mai soddisfatto di quello che fa, sono alcuni dei comportamenti che osservo nel Percorso di Osservazione Pedagogica. Scopri di più: Percorso di osservazione pedagogica.
Per approfondire:
- Carol Dweck, Mindset. Cambiare forma mentis per raggiungere il successo. Mentalità di crescita e il valore dell’errore come parte del processo di apprendimento
- Gianni Rodari, Grammatica della Fantasia (in particolare il capitolo “L’errore creativo”) “In ogni errore giace la possibilità di una storia“
- Mitchel Resnick, Come i bambini. Immagina, crea, gioca e condividi La spirale dell’apprendimento creativo; ne ho parlato anche in questo articolo
- Alessandro Bonaccorsi, La via del disegno brutto Come riprendersi la libertà di disegnare senza il peso del giudizio.