Usare l’intelligenza artificiale mi ha portato a fare i conti con me stessa, prima ancora che con lo strumento.
Non ho mai imparato a disegnare, i disegni che produco non sono esteticamente belli. Però le immagini sono utili, permettono di cogliere con uno sguardo concetti complessi. Adesso c’è l’intelligenza artificiale e la vita diventa più semplice. Posso produrre un intero libretto illustrato in poco tempo. E invece no. Ci ho provato, ma non riuscivo ad essere soddisfatta del risultato: il tempo perso a costruire il prompt e a correggere gli output non mi ripagava nei risultati. Poi ho pensato di passare all’IA i miei schizzi. Il risultato è stato soddisfacente per me.

Anche con la scrittura è successo lo stesso. Non mi basta dare l’idea e chiedere di svilupparla. Si perde la mia voce, si camuffa il pensiero personale. Gli esperti diranno di costruire meglio i prompt, di personalizzare l’IA. Ma questo non porta ad artificializzare la mia personalità? Me lo chiedo mentre la uso comunque. Mi sconcerta come la plausibilità sia così comoda e convincente. Per risolvere questo conflitto ho fatto un patto con l’IA. Ho inserito i miei errori tipici, esplicitato la tentazione a cedere alla comodità e chiesto di fare da revisore, di segnalarmi quando ricado nelle tentazioni, di criticare quanto scrivo. Quando ho un output lo rivedo e lo ricorreggo. A volte non siamo d’accordo, ma utilizzo la mia versione.
Il discorso cambia quando preparo esercitazioni o manualetti per i ragazzi. Applico le mie conoscenze tecniche, chiedo di creare un fumetto, un volantino, un’immagine. Non ho potenti mezzi, per la revisione delle immagini apro Paint e correggo, cancello, riscrivo. Ammetto che a volte lascio l’immagine com’è se è convincente. Tanto l’uso finale cambia a seconda del ragazzo che ho di fronte.
Mi è capitato di lavorare con ragazzi che si trovano a disagio con i disegni: “È da piccoli”, mi dicono. Allora quel lavoro viene riutilizzato come esempio, come punto di partenza, come scusa per chiedere: “Tu come faresti?” e il vero lavoro ricomincia. Quello l’intelligenza artificiale non lo fa.