La valutazione del mio lavoro

La valutazione è molto importante per rilevare l’effettiva efficacia degli interventi educativi; in questo caso si tratta di incontri per sviluppare un proprio metodo di studio. Sono molto interessanti le rilevazioni, da parte di genitori e bambini/ragazzi, del miglioramento in aspetti che non sono l’obiettivo degli incontri. Credo che questi cambiamenti siano dovuti all’alta personalizzazione degli interventi e al tempo che dedico all’osservazione di ognuno e alla preparazione per gli incontri. L’area di maggior soddisfazione, per me, è data dal fatto che i ragazzi si sentano più a proprio agio nel fare i compiti, ma soprattutto dalla rilevazione che fare i compiti può essere divertente!

Alla base della buona riuscita di un intervento ci sono la cura, la relazione educativa e la comunicazione formativa.

Per quanto riguarda le aree di miglioramento, è stato chiesto di indicare quelle in cui si sono notati i cambiamenti maggiori.

Ecco alcuni commenti e messaggi lasciati nel questionario dei bambini e ragazzi:

Mi è piaciuto di più

Ripetere con te e fare gli schemi perché quando studio con te è molto leggero e rilassante e non è per niente pesante

… Che sei riuscita a capirmi ed ascoltarmi. Hai trovato il metodo giusto per me e sei stata sempre presente. Mi hai aiutato tanto come per esempio per ripetere la tesina d’esame

Come studiare più facilmente le materie più complicate

… Mi è piaciuto molto lavorare con te, mi è servito allo studio, ad approcciarmi un po’ di più anche alle materie a cui davo poca importanza.

… Gli approfondimenti

Che mi aiuti a trovare i trucchi

Migliorare lo studio e le strategie

… mi piace che parlo con te.

… I lavori creativi

… tutto

Metodo di studio

Quale metodo di studio?

Designed by Freepik

A partire dagli anni 60 sono state proposte varie strategie di memorizzazione, mnemotecniche, strategie specifiche per ogni compito e proposte strutturate di metodo di studio.

I Metodi, con l’iniziale maiuscola, sono procedure standardizzate, molto utili per avere delle indicazioni da seguire e da trasformare secondo le proprie esigenze. Infatti, per essere veramente efficace, il metodo di studio deve essere personalizzato, calato sulle necessità e particolarità del compito e dello studente.

L’interesse verso l’apprendimento di metodi di studio è cresciuto negli anni, molte scuole e università propongono agli studenti corsi, “tutoraggio” o indicazioni[1]. Questo interesse si è rafforzato dopo l’emanazione delle Raccomandazioni del Parlamento Europeo relative alle competenze chiave per l’apprendimento permanente, in particolare della competenza “Imparare ad imparare”. 

La competenza “Imparare ad imparare” presuppone che lo studente conosca i propri processi cognitivi, i propri punti di forza e debolezza , che sia consapevole del proprio modo di apprendere e sappia sviluppare autonomia nello studio. In altre parole, essa presuppone che lo studente sappia utilizzare strategie metacognitive. In esse  sono comprese sia le riflessioni sui propri processi e modalità di apprendimento, sia i meccanismi di regolazione e di controllo sul funzionamento cognitivo.

Per poter progettare un percorso sul metodo di studio è importante  che l’educatore dedichi gli incontri iniziali all’osservazione in modo da rilevare le  competenze presenti e quelle da sviluppare.

I programmi di maggior efficacia  sono quelli personalizzati, che partono dalle competenze e dai punti di forza presenti e che prevedono la metacognizione, la promozione del pensiero critico e, naturalmente,  la partecipazione attiva e consapevole dello studente. Il percorso dovrebbe permettere l’individuazione di strategie che aggirino le problematiche personali dovute ad eventuali difficoltà o disturbi.

 

[1] Ad esempio l’Università di Firenze ha proposto un laboratorio https://www.psicologia.unifi.it/vp-255-laboratorio-per-i-metodi-di-studio.html  L’università di Milano propone un percorso on line disponibile al link http://studenti.unimi.it/studentestrategico/metodo/index.htm L’università di Padova propone altri servizi http://www.unipd.it/tutorato   oppure il progetto “io imparo così” disponibile al link http://www.ioimparocosi.it/ ultima consultazione 08/09/2017 h. 12.00

 

Fonti:

RACCOMANDAZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO – relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente – 2006

INDICAZIONI NAZIONALI PER IL CURRICOLO

Imparare ad imparare – epub

 

La regola dei tre passi.

La regola dei tre passi.

Devo questa definizione a mio figlio, al quale ho chiesto di descrivere in poche parole in che modo l’ho aiutato nello studio.

Me lo ha spiegato in questo modo: “Con te c’era la regola dei tre passi: se riuscivo a farne bene due mi chiedevi di fare anche il terzo”. Mi è parsa una bella rappresentazione del mio pensiero: tendere sempre al potenziamento e al miglioramento.

D’altra parte la “regola dei tre passi” rappresenta per me anche la sintesi della teoria vygotskijana: il “terzo passo” è affrontato insieme al mediatore (genitore, insegnante, educatore): quello che coinvolge l’area di sviluppo prossimale.

Il ragazzo che apprende deve essere al centro del suo apprendimento e dovrebbe sviluppare un atteggiamento attivo. L’educatore agisce lasciandolo svolgere  in autonomia i compiti che padroneggia (cioè rientranti nella sua area di sviluppo effettiva), mentre offre assistenza nel caso di compiti non ancora alla sua portata ma eseguibili con la mediazione dell’adulto.  Questa modalità permette di aggiungere “il passo in più” che sviluppa gli apprendimenti.

Rientra nelle competenze dell’educatore individuare quali siano i compiti al di sopra dell’area di sviluppo attuale e all’interno dell’area di sviluppo prossimale del ragazzo, cercando di mantenere un livello di interesse ottimale.

 

 

Vygotskij – Area di sviluppo potenziale, prossimale ed effettiva. Adattamento tratto da D’Amore, B., & Pinilla, M. I. F. (2015). Matematica: come farla amare: Miti, illusioni, sogni e realtà. Giunti Scuola.

ZSE= Zona di Sviluppo Effettivo. E' l'area della competenza individuale già raggiunta;

ZS Pr= Zona di Sviluppo Prossimale. E' l'area dello sviluppo più vicina alla competenza individuale;

ZS Po= Zona di Sviluppo Potenziale. E' l'area della non conoscenza o della non
 competenza.

 

D’Amore, B., & Pinilla, M. I. F. (2015). Matematica: come farla amare: Miti, illusioni, sogni e realtà. Giunti Scuola.

 

Cominciamo con il pomodoro…

Cosa c’entra un pomodoro con lo studio?

La tecnica del pomodoro è una tecnica di gestione del tempo sviluppata da uno studente italiano: Francesco Cirillo. La sua tecnica è diventata famosa come tecnica per l’aumento della produttività.

La teoria completa è reperibile facilmente sul web tramite una semplice ricerca; le versioni sono varie: da quella più complessa adatta ad organizzare le attività professionali, a quella più semplice per gestire i compiti.

Semplificando al massimo si tratta di dividere il lavoro da svolgere in quattro sessioni di 25 minuti, intervallate da 5 minuti di pausa; dopo quattro sessioni (ogni 2 ore), di lavoro ci si può concedere una pausa più lunga di 20/30 minuti. Il nome della tecnica deriva dall’utilizzo di un timer da cucina a forma di pomodoro per scandire il tempo.

Come gestire il tempo  con i più giovani?

L’uso del timer può diventare molto utile con i ragazzini che non riescono a mantenere la concentrazione a lungo. Prima di decidere quanti minuti selezionare nel timer (non 25, sono troppi!) è bene osservare il comportamento dei ragazzi mentre svolgono i compiti.

L’osservazione è fondamentale per proporre un lasso di tempo adeguato alle capacità di ogni ragazzino; è importante porre attenzione, infatti, a non creare frustrazione e senso di fallimento proponendo un compito irraggiungibile. La richiesta sarà quella di mantenere l’attenzione e la concentrazione sul compito finchè il “pomodoro” non suonerà.

E se il ticchettio del timer infastidisce?

Esiste una vasta scelta di app per Android, per Iphone, PC, Mac o Linux

 

 

Attribuzione immagine: remix

Pomodoro Designed by Layerace / Freepik

Orologio Designed by iconicbestiary / Freepik

 

 

Disgrafia e disortografia.

E’ vero che a volte un’immagine vale più di mille parole… cliccare sulle singole immagini per ingrandire

Codici e definizioni

Si tratta di disturbi diversi, che possono prevedere un percorso di riabilitazione presso gli specialisti dell’area sanitaria e/o percorsi di potenziamento didattico/educativo.

F81.1 è il codice della classificazione ICD 10 che ritroviamo sulle diagnosi di disortografia, chiamata anche “disturbo specifico della compitazione” o “dell’espressione scritta”. Nella sostanza si tratta di difficoltà nella composizione di testi corretti dal punto di vista ortografico e grammaticale: le regole non sono mai completamente automatizzate.

La disgrafia è una difficoltà nella produzione fluida e corretta del gesto grafico, nelle diagnosi si trova indicato con il codice ICD 10 F 81.8.

Le dimensioni indagate sono la velocità e la correttezza.

Negli esempi sopra si possono notare esitazioni, errori grammaticali, dimenticanze, troncamenti, tracciamento errato delle vocali insieme agli enormi progressi fatti.

E’ stato seguito un percorso di recupero della scrittura che non ha dato esiti evidenti nell’immediato, ma si è rivelato importante a distanza di anni. Il miglioramento è stato favorito soprattutto dall’impegno personale del ragazzo e dalle sollecitazioni a cui si è sottoposto.

L’autostima e la motivazione sono state sostenute anche dall’abilità degli insegnanti nel premiare le competenze acquisite, si può leggere nella  foto  “Ottimo come contenuto”.

 

 

Fonti per approfondire:

- Classificazione ICD-10   
- Cornoldi, C. (Ed.). (2007). Difficoltà e disturbi dell'apprendimento. Bologna. Il mulino. 
- Annali della Pubblica Istruzione  (2010).  La dislessia e i disturbi specifici di apprendimento. Teoria e prassi in una prospettiva inclusiva. 
- Le guide Erickson (2013). Dislessia e altri DSA a scuola. Strategie efficaci per gli insegnanti.  Trento. Edizioni Centro studi Erickson. 
- Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con Disturbi Specifici di Apprendimento.