Ha studiato tanto, ma all’interrogazione si blocca

Vostro figlio studia, passa ore a ripetere, eppure l’interrogazione va male. Vi capita di chiedervi se ha studiato abbastanza, se si è impegnato abbastanza?

Non è sempre questione di impegno, non è così semplice. Tra i ragazzi e le ragazze che seguo come pedagogista, pochissimi hanno un problema di impegno. La maggior parte ha un problema di metodo di studio. Il metodo classico, leggere e ripetere tante volte, non sempre è sufficiente per ottenere buoni risultati. È importante rielaborare i contenuti, studiarli, memorizzarli e saperli richiamare quando servono.

Qualche ragazzo, nonostante l’impegno, non riesce a recuperare le informazioni al momento giusto. A casa magari riesce a ripetere, poi durante l’interrogazione il vuoto.

Naya (personaggio inventato) rappresenta quei ragazzi che leggono e ripetono tantissime volte, ma si bloccano all’interrogazione. L’osservazione mi ha portato ad individuare quando nasce la sua difficoltà: durante la fase di studio, quando è importante costruire collegamenti e organizzare i contenuti, trasformandoli e facendoli propri. A Naya non basta rielaborare e creare la mappa: ha bisogno di vedere le informazioni, di agganciarle a immagini evocative. La mappa organizza, mentre le immagini la aiutano a ricostruire mentalmente quanto studiato. È una caratteristica personale di Naya, del modo in cui impara.

Ha studiato tanto, ma all'interrogazione si blocca come intervenire sul metodo di studio.

L’apprendimento si costruisce mentre si rielabora e si organizza, ma alcuni ragazzi hanno bisogno anche di legare questi contenuti a immagini, come Naya.

Non esistono soluzioni universali

Non esiste una versione di questa strategia valida per tutti allo stesso modo. Il tipo di immagine più efficace, il livello di dettaglio utile e il momento in cui inserire questo lavoro rispetto al resto dello studio dipendono dal modo specifico in cui ciascuno studente apprende. Proprio per questo, il percorso viene costruito durante gli incontri di osservazione pedagogica e non attraverso uno schema standard applicabile indistintamente.

L’aspetto centrale non è quindi l’applicazione rigida di una tecnica, ma una diversa idea di studio: non riprodurre meccanicamente un testo, bensì costruire un’organizzazione delle informazioni che possa essere ritrovata e utilizzata quando necessario.

Se anche vostro figlio dedica molto tempo allo studio ma fatica, comunque, a recuperare ciò che ha imparato, può essere utile capire insieme come affronta l’apprendimento e individuare dove il processo si interrompe. Nella pagina servizi di Apprendiamo trovate i percorsi personalizzati e l’osservazione pedagogica, pensata come primo passo per capire come vostro figlio studia realmente e dove intervenire.

Per approfondire

Cornoldi, C., Tressoldi, P. E., Tretti, M. L., & Vio, C. (2010). Il primo strumento compensativo per un alunno con dislessia: un efficiente metodo di studio. Dislessia. Giornale italiano di ricerca clinica e applicativa, 7(1), 77-8 disponibile per gli abbonati sul sito Erickson.

Edises (2026). La pratica di recupero: perché ricordare (a libro chiuso) vale più che rileggere. Consultato il 26 agosto 2026, https://blog.edises.it/pratica-di-recupero-studio-110291

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