Leggiamo con Google Lens


Ho già parlato velocemente delle funzioni di traduzione dell’app in questo spazio: Strategiedimamma, di seguito pubblico un video e la descrizione passo-passo per utilizzare l’app per la lettura.

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La lettura e l’elaborazione di un testo con Google Lens è molto semplice, può rappresentare un valido aiuto per superare le difficoltà di lettura.

Google Lens può interfacciarsi con la barra di ricerca di Google, con Google Foto e, in alcuni smartphone, con l’app della fotocamera. Tutto quello che dobbiamo fare per attivarne le funzionalità è cercare la sua icona. A seconda dello smartphone potrebbero presentarsi alcune variazioni, lo smartphone in mio possesso ha il sistema operativo Android 11

Eccola integrata con la fotocamera, dopo aver aperto l’app per fotografare il testo, cercare l’icona (può essere posizionata in alto, in basso, a destra, a sinistra…)

in seguito cliccare su “testo”

Descrizione passopasso

Apriamo Google Lens cliccando sull’icona nello smartphone (o facciamo una foto con l’App fotocamera):

Clicchiamo su “Cerca con la tua fotocamera”

Inquadriamo il testo da leggere e scegliamo “Testo” nella barra in basso:

Scattiamo la foto del testo cliccando sull’icona che vedete di seguito

ecco lo screenshot completo dello smartphone:

Il testo fotografato sarà ora utilizzabile per la lettura o per l’elaborazione

Cliccare su “ascolta” per ascoltare il testo

Dislessia

Codice e definizione

La dislessia è il disturbo di apprendimento più conosciuto, è indicato nel manuale diagnostico internazionale ICD-10 con il codice F81.0. La caratteristica di questo disturbo è la presenza di una discrepanza tra le competenze cognitive e la performance di lettura che può presentare delle cadute in rapidità o correttezza (lettura con molti errori e/o molto lenta).

Per poter diagnosticare la dislessia sono da considerare alcuni criteri di base:

  • La capacità di lettura deve essere significativamente compromessa, non si tratta di lettura stentata che può trarre giovamento dall’allenamento.
  • Deve trattarsi di un disturbo specifico, non attribuibile ad altre cause.
  • Deve essere evolutiva e non acquisita (ad esempio in seguito a traumi).
  • Non può essere attribuita a fattori esterni.
  • Il disturbo non deve essere ascrivibile ad altre problematiche (problemi della vista o dell’udito).

In un famoso seminario “Come può essere così difficile?” del dott. Richard D. Lavoie si parla del concetto di esclusione: cosa non è un bambino con disturbi specifici di apprendimento, egli spiega: “...su cinque bambini fra quelli che vanno peggio in una classe togliamo quello che ha un deficit qualunque o un preciso ritardo mentale, quello che è colpito da un disturbo affettivo primario, quello che non ha avuto l’opportunità di imparare e quello che ha un disturbo in una modalità sensoriale come la cecità o la sordità. Il bambino che rimane è quello che ha un disturbo dell’apprendimento. Ovvero un bambino che non va bene a scuola, ma ha un sistema sensoriale integro, ha avuto l’opportunità di imparare, non è disturbato e non ha ritardo mentale.”

La diagnosi viene effettuata alla fine del secondo anno di scuola primaria per consentire di terminare quello che è considerato il tempo necessario per acquisire l’abilità di lettura; in modo che abbia avuto, quindi, l’opportunità di imparare.

 

Fonti 

- Raccomandazioni per la pratica clinica - Consensus Conference Istituto Superiore di Sanità 2011
- Le guide Erickson (2013). Dislessia e altri DSA a scuola. Strategie efficaci per gli insegnanti.  Trento. Edizioni Centro studi Erickson. 
- Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con Disturbi Specifici di Apprendimento.